Youssef Siher ha lasciato il carcere. La giudice non convalida il fermo: «Non c’erano gravi indizi per fermarlo». Meloni: «Vergognoso»

di
Luigi Ferrarella

Disattesa la richiesta della Procura. La gip boccia le contestazioni di «istigazione a delinquere» aggravata dalla «finalità di terrorismo», e di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» tipizzata nel nuovo reato

«Sulla scorta delle acquisizioni investigative sino ad ora raccolte, fatti salvi successivi approfondimenti di indagine, nei messaggi postati» da Youssef Siher su un suo canale Telegram con 11.000 iscritti e su una pagina Instagram giunta a 50.000 iscritti sotto il titolo «Movimento 17 ottobre», il 30enne ricercatore bresciano e attivista pro-Pal «non prospetta mai il ricorso ad azioni violente o l’adozione di altri comportamenti integranti fattispecie di reato, né risulta aver evocato le gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026 (da lui neppure menzionate) quale modello di attuazione delle forme di protesta e di mobilitazione collettiva da lui proposte». 

Per questo la gip milanese Tiziana Landoni non convalida l’arresto e ordina di scarcerazione immediata di Siher: non soltanto non ravvisa esigenze cautelari per trattenere in custodia cautelare a San Vittore l’amministratore del canale social «Movimento 17 ottobre», da lui aperto la sera del 18 ottobre dopo le devastazioni in centro a Milano del 17 e 18 ottobre; ma – ancor prima e a monte – giudica infondate le ragioni giuridiche dei pm per sottoporre a fermo Siher sabato notte dopo una giornata in Questura e per portarlo a San Vittore, non essendo per la gip le sue condotte incasellabili nelle fattispecie penali di «istigazione a delinquere» aggravata dalla «finalità di terrorismo», e nemmeno di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» tipizzata come nuovo e autonomo reato dall’ultimo decreto legge del governo Meloni proprio dopo i saccheggi nel centro di Milano. «Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del Gip di Milano», le parole della premier Meloni. 

L’ordinanza della gip, disconoscendo l’esistenza dei «gravi indizi» di reato, disattende dunque in radice la richiesta di convalida del fermo firmata direttamente dal procuratore Marcello Viola, che insieme alla pm Francesca Crupi addebitava a Siher, nonostante l’assenza nei suoi post online di «diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggio», un particolare tipo di istigazione a delinquere online, «estrinsecata in una forza di suggestione e persuasione» capace di volgersi in una «dichiarazione di “guerra” continua», tale «da incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinaria vita civile».

Siher, che in questi giorni con gli avvocati Jasmine Abu Sharar e Benedetti Ciccarone aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio, è uscito da San Vittore nel pomeriggio. L’inchiesta proseguirà, ma con Siher indagato a piede libero come già sua moglie, Sagia Hammoud. Familiari, amici e sostenitori hanno formato un cordone attorno al 30enne, accompagnandolo fino all’auto per «proteggerlo» dai numerosi giornalisti. Presente anche Khader Tamimi, presidente della Comunità palestinese della Lombardia, con una bandiera della Palestina.

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La prima istigazione

Nella motivazione la gip premette che l’istigazione a delinquere è sì un reato di pericolo, ma di pericolo concreto, e che, dalla Corte Costituzionale del 1970 in poi, «nell’attuale ordinamento giuridico la condotta punibile è solo quella che si estrinsechi in una manifestazione del pensiero che, per le sue modalità, integri un comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti», sicché «la compressione del diritto di libera espressione delle proprie opinioni è ammissibile solo quando venga effettivamente in gioco la tutela di altri beni costituzionalmente protetti e, in particolare, quello della sicurezza pubblica».

Ora la prima accusa di istigazione a delinquere si fondava per la Procura sul post del 20 ottobre: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame». Ma la gip Landoni osserva che, se queste «affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale Governo e ai media» sono «connotate da toni aspri ed espressioni volgari», la relativa «ferma presa di posizione dinnanzi a politiche non condivise e ritenute dannose per il futuro dell’Italia, che sfocia in una generica «dichiarazione di guerra» ad un «presente infame» (e non nei confronti delle istituzioni dello Stato), non è accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato, tali da indurre gli utenti a commettere atti di tal genere».

Youssef Siher, la giudice non convalida il fermo: «Non c’erano gravi indizi per fermarlo». Ordine di scarcerazione immediata. Meloni: «Vergognoso»

La seconda istigazione

Stesso discorso per la seconda istigazione a delinquere, che la Procura agganciava a tre indici. Uno era il post «dobbiamo fare come la Francia, lì sono ben organizzati e soprattutto attivi», sul quale però la gip constata che il «riferimento alle mobilitazioni in Francia, sostanziatesi sia in manifestazioni pacifiche sia in azioni violente, è assolutamente generico e non vi sono allusioni ad atti di violenza».

Il secondo indice per i pm era la pubblicazione di un «vademecum di incitamento a tecniche di guerriglia urbana ispirato alla Rivoluzione egiziana del 2011». Qui però per la gip bisogna distinguere la versione originale del vademecum, che Siher aveva nel proprio computer, dalla versione che invece egli pubblica sul suo veicolo social, priva delle quattro pagine con consigli potenzialmente più aggressivi verso le forze dell’ordine: dunque «le pagine pubblicate, va rimarcato, non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nel corso delle manifestazioni contro le forze dell’ordine, nè istruzioni per reagire dinnanzi al lancio di lacrimogeni. Tali indicazioni sono riportate nel file contenente il «vademecum» integrale rinvenuto all’interno del Pc dell’indagato. Il che, peraltro, appare» al gip «essere un dato indicativo delle modalità di protesta collettiva che si era proposto di organizzare, le quali non contemplavano l’aggregazione di persone finalizzata alla commissione di atti di violenza».

Il terzo indice valorizzato dalla pm Crupi, sempre per questa seconda imputazione di istigazione a delinquere, erano invece da un lato «i commenti di alcuni utenti che sollecitavano la commissione di azioni violente contro istituti di credito, Inps, Comuni, edifici politici,
ipotizzando la costituzione di “un gruppo secondario” dedito ad esse»; e dall’altro lato la sequenza in Siher di una convocazione di nuove piazze per il 24 ottobre, seguita dalla sconvocazione alla vigilia, con annunci di messaggi temporizzati all’ultimo momento per eludere i controlli della polizia sugli assembramenti, auspicati da Siher «perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi vuole trasformarla in recinto».

La gip Landoni osserva che «la cancellazione di gruppi creati temporaneamente in occasione delle manifestazioni è senz’altro volta ad ostacolare l’identificazione dei partecipanti da parte delle forze dell’ordine, probabilmente a fronte di programmate manifestazioni non autorizzate o ancora per prevenire interventi volti ad impedire, in generale, il dispiegarsi di proteste comunque pacifiche»: ma «nei post e nei comunicati pubblicati Siher non prospetta mai l’attuazione di azioni violente o l’adozione di altri comportamenti integranti reato, né risulta essersi ispirato alle gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026, neppure menzionate quale modello delle forme di protesta da lui proposte». Sehir per la gip invece «si è di fatto limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, “consapevole”, di protesta contro le attuali politiche governative, capace di coinvolgere il maggior numero di persone, con l’obiettivo di favorire, come da lui espressamente dichiarato, il formarsi di una coscienza collettiva».

Le condotte di Siher, quindi, «oltre ad evocare azioni di «disobbedienza civile», non si traducono nell’adozione di comportamenti violenti o più in generale criminosi, bensì nella mera programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero possibile di persone. Il proposito esternato dall’indagato con i post, letti congiuntamente ai contenuti rinvenuti all’interno del gruppo Telegram, pare essere espressione della sua ferma volontà di avviare una stabile forma di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che, secondo il suo pensiero, non trovano risposta nelle attuali politiche governative».

Il nuovo reato del decreto legge

La terza imputazione mossa dalla Procura inquadrava le medesime condotte delle due precedenti accuse, ma le calava dentro il contenitore del nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche». Solo che la gip, a maggior ragione rispetto alle osservazioni precedenti, addita che «non può neppure affermarsi che Sehir, in vista della manifestazione da lui programmata in luogo pubblico per il 24 ottobre, abbia promosso la formazione di un gruppo composto da almeno cinque persone, organizzato anche occasionalmente, che nel corso della manifestazione, avvalendosi di strumenti offensivi del genere di quelli elencati dalla norma, potesse adottare comportamenti tali da determinare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone e cagionare, altresì, danni alle cose, emulando le azioni violente dispiegatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre. Né può dirsi che l’indagato abbia incitato o istigato la commissione di condotte del genere».

L’aggravante di terrorismo

Dunque niente gravi indizi di reato, niente convalida dell’arresto, niente misure cautelari. E in ogni caso la gip esclude, anche solo per pura teoria, l’aggravante della finalità di terrorismo (che non sta in qualunque violenza, ma solo in quelle potenzialmente idonee a creare panico, terrore e diffuso senso di insicurezza): e ciò perché le condotte di Siher nei post comunque «non potrebbero ritenersi tali da arrecare un grave danno allo Stato (non pare essere, invero, di dimensione necessariamente macroscopica l’offesa dalle stesse potenzialmente creata), né risultano essere state compiute allo scopo di intimidire la popolazione suscitando nella società nel suo complesso un turbamento profondo e perdurante, considerati gli stessi propositi da lui esternati e il tentativo di promuovere la formazione di una
coscienza collettiva, coinvolgendo anche persone non appartenenti a realtà politiche».

Il (non) pericolo di fuga

Sempre per pura teoria la gip tratta anche, per escluderlo, il pericolo di fuga argomentato dalla Procura a partire dal fatto che la polizia non lo avesse trovato il sabato della manifestazione a casa sua nel Bresciano: i familiari – nota però la gip – avevano comunque subito informato la polizia che da un po’ di tempo Siher stesse con la moglie da loro amiche a Milano, dove era stato infatti trovato. Come martedì si è avvalso della facoltà di non rispondere, sabato notte Siher non ha dato il codice di sblocco del proprio cellulare sequestrato, ma «tale comportamento, tra l’altro neppure inusuale» (sempre a Milano in effetti ad esempio di recente fece una scelta analoga scelse il direttore generale del Comune e braccio destro del sindaco nell’inchiesta sullo stadio, Cristian Malangone) «costituisce un dato di per sé neutro e non può reputarsi sintomatico della volontà di darsi alla fuga». 

La Procura valorizzava infine «anche i contatti intrattenuti da Siher con diversi movimenti (Pro Pal, Fronte della Gioventù Comunista) e sindacati», ma questi suoi contatti – risponde la gip – sono «condotta di per sé rientrante nelle facoltà riconosciute dall’ordinamento», e «non sono indicativi dell’esistenza di un concreto pericolo di fuga dell’indagato, non essendo stati, tra l’altro, documentati abituali suoi spostamenti all’estero».


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28 ottobre 2026 ( modifica il 28 ottobre 2026 | 17:35)

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dp

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